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Tag Archives: Culture

The Emerald Isle at the Pisa Book Festival

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To enter into the spirit of this post / Per entrare nello spirito del post: Damien Rice, The Blower’s Daughter

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Back again in Tuscany with the Pisa Book Festival, a fair that promotes independent publishing houses with 160 stands from all over Italy and with more than 200 events. Now in its 14th edition, it will be held at the Palazzo dei Congressi in Pisa from November 11-13. It brings together editors, publishers, authors, journalists, translators and readers who will discuss literary production in Italy and the rest of the world during seminars, meetings and presentations. Ireland is the guest of honor.

The city on the Arno river never stops to fascinate intellectuals and people who are interested in its everlasting charm of art and beauty.  Percy Shelley wrote: “Our roots were never struck so deeply as at Pisa.” He considered it the perfect place to settle and base the Pisan Circle, a group of British expatriates that counted among its members the same Shelley, his wife Mary, George Byron, Thomas Medwin, Leigh Hunt and Edward Trelawny.

For the full article, that I wrote in English for the Italian daily newspaper, La Repubblica, clic here.

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Ritorna in Toscana il Pisa Book Festival, un salone nazionale del libro dedicato alle case editrici indipendenti italiane con 160 editori espositori e più di 200 eventi. Giunto alla 14esima edizione, è ospitato nel Palazzo dei Congressi di Pisa dall’11 al 13 Novembre 2016.

Ogni anno editori, scrittori, giornalisti, traduttori e lettori si riuniscono per discutere della produzione letteraria italiana e straniera nel corso di seminari, incontri, presentazioni. L’Irlanda è il paese ospite di questa edizione.

La città sull’Arno continua ad affascinare gli intellettuali e coloro che sono interessati al fascino eterno dell’arte e della bellezza. Percy Shelley scrisse: “Le nostre radici non sono mai state così profonde come a Pisa.” Lo scrittore la considerò perfetta per farne la sua dimora e fondarvi il Circolo Pisano, formato da un gruppo di cittadini britannici in Italia, che annoverava tra i suoi membri, oltre allo stesso Shelley, la moglie Mary, George Byron, Thomas Medwin, Leigh Hunt ed Edward Trelawny.

Per l’articolo completo, che ho scritto in inglese per La Repubblica, cliccate qui.

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The world’s most expensive book

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Clive Christian fragrances

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Monte Carlo

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The view from the Prince’s Palace – Veduta da Palazzo Grimaldi

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The Prince’s Palace of Monaco – Palazzo Grimaldi a Monaco

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The Casino of Monte Carlo

Last Summer I took a trip to Monte Carlo. You know…you’re there and suddenly you start breathing luxury wherever you go. Being prone to all the typical temptations, I was captivated by the window of a perfume shop where they showcased some of Clive Christian fragrances. Among them was the infamous No. 1, the world’s most expensive perfume.
This notoriety is a huge responsability, but Victoria, Clive’s daughter, has always sworn that no one planned to make No.1 so expensive. It was simply created without a budget, with quality in mind and with very rare ingredients. And voilà it happens that it costs more than a designer bag!
Talking about books, wouldn’t be nice if a writer could work without a budget, writing with quality in mindnand create such rare and appealing stories that voilà it happens that his/her novels are considered precious like jewels?
Unfortunately I don’t see anything like that nowdays. I usually see on sale average books with average prizes that are often bad copies of bestsellers, like Shopaholic series, Fifty shades trilogy, Vampires saga,and horrible novels made by authors who should have been following some writing classes before publishing. Maybe that’s why their books or ebooks cost less than a caffè and cappuccino, as we say in Italy. The question is why a professional accepts to be payed so little after months of writing. Is this the public confirmation that a bad writer can’t pretend more?
Nevertheless there was a time when books where considered precious: they had refined covers and exquisite pictures, were proudly exposed like objects of art in the houses and none dared to discuss their value.
My personal world’s most expensive book was for many years “An old fashioned girl”, a novel written in 1870 by Louisa May Alcott. When I was in my teens, I borrowed it from the school library. It wan an old illustrated hardcover edition and I was so impressed by it that I only reluctantly gave it back.
Then I started searching for a copy for myself, but it seemed impossible to find it until some years ago when I discovered it on a shelf of a bookstore. I was terribly disappointed: the story was the same but the paperback edition…my goodness, how sad!
Please, let me know now which is your world’s most expensive book.

La scorsa estate sono andata a Monte-Carlo. Sai come succede, ti ritrovi lì e all’improvviso cominci  a respirare il profumo del lusso ovunque ti giri. Poiché non sono  brava a resistere a qualsiasi tipo di tentazione, a un certo punto sono stata attratta dalla vetrina di una profumeria che esponeva le fragranze di Clive Christian, compreso il famigerato No. 1, il profumo più costoso del mondo. Un’etichetta che è tutto un programma, benché Victoria, la figlia di Clive, abbia sempre giurato e spergiurato che non è stata un’operazione commerciale fatta a tavolino. Semplicemente è stata creata un’essenza di qualità con tutti gli ingredienti più rari e preziosi in commercio e voilà è venuto fuori un profumo che costa più di una borsa griffata!
Parlando di libri, non sarebbe stupendo se uno scrittore potesse scrivere in santa pace una storia di qualità con gli ingredienti più originali e accattivanti e voilà venir fuori un libro considerato prezioso come un gioiello?
Peccato che sia un sogno alquanto difficile da realizzare. A me sembra che al giorno d’oggi siano messi in vendita soprattutto libri mediocri con prezzi abbordabili, spesso brutte copie di bestseller, tipo la serie di I love shopping, la trilogia delle Cinquanta sfumature, le saghe dei Vampiri, e romanzetti illeggibili, i cui autori avrebbero fatto meglio a seguire qualche corso di scrittura prima di darli alle stampe. Forse è questo il motivo per cui i libri o gli ebook di questi ultimi costano più o meno quanto un caffè con cappuccino.
Mi chiedo perchè un professionista accetta di essere pagato così poco, dopo mesi di duro lavoro alla scrivania. E’ forse un modo come un altro di ammettere pubblicamente il proprio scarso talento e di non poter pretendere di più?
Eppure c’era un tempo in cui i libri erano considerati beni di lusso: avevano copertine rifinite e illustrazioni di pregio, erano esposti con orgoglio nelle case come oggetti
d’arte e nessuno osava mettere in discussione il loro valore.
Il mio personale libro più costoso del mondo è stato a lungo “Una ragazza fuori moda”, scritto da Louisa May Alcott nel 1870. Lo presi in prestito dalla biblioteca della scuola quando avevo tredici anni. Era una vecchia edizione illustrata con la copertina rigida e mi piacque così tanto che non lo volevo quasi più restituire. Da allora ho sempre cercato una copia da comprare, ma sembrava impossibile finché qualche tempo fa ne ho notata una sullo scaffale di un negozio di libri. E’ stata una terribile delusione: la storia era sempre quella, ma l’edizione economica…santi numi, che tristezza!
Ora sono proprio curiosa di sapere qual è il vostro libro più costoso del mondo.

Brothers in culture

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Sometimes a dream comes true. Although this dream has got an expiration date.
Do you remember my old post about Edison, the florentine bookstore in Piazza della Repubblica, closed last Fall?
There will be a restaurant in its place, another food trap for tourists, like the hundreds that already are at every corner of the historical center.
When I pass by its shuttered windows, I can’t keep myself from sighing. I can’t count how many hours I spent there, browsing books and sipping cappucinos, far from the crowds of tourist who pour
down the streets everyday.
Until something changed: from 12th of July until 15th of September 2013, there will be a temporary Edison, called “La piazza dei libri” in the same location, where writers will come and talk about their works in
a huge gazebo, with a reading area and shelves full of books ready for sale.
The former sales assistants and two florentine publishers: Mandragora and Edizioni Clichy, get the credit for that.
I went to the opening and I met many other readaholics like me. Everyone was touched. It’s a big satisfaction having back a place where you can feed your soul instead another place where you just feed your stomach.
If only our political leaders would realize that inspired people make a difference in this world…

A volte un sogno si avvera. Benchè, come in questo caso, è un sogno con una data di scadenza.
Ricordate un mio vecchio post su Edison, la libreria fiorentina di Piazza della Repubblica, chiusa lo scorso autunno?
Al suo posto sarà aperto un ristorante, probabilmente una nuova trappola per turisti, come quelle che a centinaia già infestano il centro storico.
Mi capita spesso di passare davanti alle vetrine ormai chiuse e non posso trattenere un sospiro ripensando alle ore trascorse lì a sfogliare libri, beatamente lontana dalle folle di visitatori
che assediano quotidianamente le strade cittadine.
Fino a quando qualcosa è cambiato: dal 12 luglio al 15 settembre 2013, ci sarà “La piazza dei libri”, una sorta di Edison estivo, che ha preso vita di fronte alla vecchia sede della libreria.

In un grande e fresco gazebo bianco, con una comoda area di lettura e scaffali pieni di libri in vendita, saranno ospitati una serie di interessanti incontri culturali per tutta l’estate.
L’iniziativa è frutto dell’impegno degli ex-dipendenti Edison e di due case editrici fiorentine: Mandragora ed Edizioni Clichy, che si sono attivate per rendere possibile ciò che fino a poco fa sembrava irrealizzabile.
All’inaugurazione ho incontrato tanti maniaci dei libri come me. Eravamo un po’ tutti commossi: troppo grande era la soddisfazione di riavere indietro la nostra vecchia Edison,
un posto che nutre lo spirito e non solo lo stomaco.
Se soltanto chi ci governa capisse che, a questo mondo, è l’essere ispirati che fa la differenza…

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Life in rose

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As I promised, this is a post dedicated to “La vie en rose“, the italian meeting of romance novel followers in Florence.
Warning! For the high level of sugar contained, be very careful in reading this post.
Come promesso, questo post è dedicato a “La vie en rose“, il convegno fiorentino
dedicato agli appassionati di romance di tutta Italia. Attenzione! Per l’alto contenuto di zuccheri, se ne raccomada una moderata lettura.

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Last Saturday I woke up feeling very happy and energetic. Finally I would have been able to meet some famous editors and readers.  I’m sure that I wasn’t alone at dreaming of that day for so long.
Sabato scorso mi sono svegliata in ottima forma: finalmente avrei incontrato tante persone legate al mondo dell’editoria!
Sono sicura di non essere stata la sola ad attendere con ansia questo momento.

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I wore a dress that I bought the day before, in a last minute shopping session.
Ho indossato un outfit, comprato il giorno prima in una sessione di shopping last minute.

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The location was the beautiful Hotel Astoria, right in the center of Florence, a medieval building with rooms decorated with frescoes and classic sculptures.
Il luogo dell’appuntamento era lo stupendo hotel Astoria, una costruzione medievale, situata al centro della città e ricca di affreschi e di sculture classiche.

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I met other writers, like me, and some voracious readers…like me.
It was beautiful finding so many women sharing my same interests and my dreamy attitude to life.
Lì ho incontrato altre scrittrici come me e tante lettrici voraci…come me.
E’ stato meraviglioso conoscere  tante persone con i miei interessi e la mia abitudine di avere sempre la testa tra le nuvole.

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There were many important writers who talked about their works and inspiration. Some of them, Ornella Albanese, Mariangela Camocardi, Miriam Formenti, had books
published 30 years ago and they wrote 20 or 30 up until now. Enviable, don’t you think?
C’erano parecchie scrittrici che hanno parlato del loro lavoro e di come prendano l’ispirazione per le loro storie. Alcune di loro, Ornella Albanese, Mariangela Camocardi, Miriam Formenti,
pubblicano libri da trent’anni e hanno l’invidiabile primato di aver scritto  dai venti ai trenta romanzi.

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Then there was the lunch break. I was so hungry that I ate pasta and tiramisu for two.
All’ora del buffet ero così affamata, che ho divorato pasta e tiramisù per due.

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Afterwards we met some editors, who work for Emma books, Mondadori, Leggereditore, Piemme etc., who told us what readers look for is love and romance. Who could disagree?
Quindi c’è stata la presentazione degli editori, che lavorano per Emma books, Leggereditore, Piemme ecc.,  che ci hanno spiegato che ciò che attrae di più i lettori è amore e romanticismo. Poteva essere differente?

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Before leaving there was a ball with the Renaissance dancer group “L’Aura” di Castellina.
Under their direction we danced like those in Lorenzo il Magnifico’s court.
Prima di congedarci il gruppo di ballo storico “L’Aura” di Castellina si è esibito e ci ha trascinato nelle danze, dandoci la sensazione di essere  alla corte di Lorenzo il Magnifico.cind 11

Then I went back to my daily life, but before going sleeping I looked at the stars thinking that “A dream is a wish your heart makes”!
Solo allora ognuno è tornato alle faccende quotidiane, ma prima di andare a letto, mi è venuto spontaneo guardare le stelle e pensare che “I sogni son desideri”!

The history game

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The annual Calcio Storico parade/ L’annuale parata del Calcio Storico Fiorentino
Here it is the fleur de lis, symbol of Florence/ Qui si vede il “giglio” di Firenze

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Ladies dressed in XVI century costumes/ Dame nei costumi del XVI sec.

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Colorful period costumes for men/ Costumi maschili variopinti

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A trumpeter/ Un trombettiere

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Look at the leather armor!/ Guardate l’armatura di cuoio!

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View of the end of the parade/ Il corteo visto dal retro

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Palagio di Parte Guelfa: headquarters of Calcio Storico/ sede del Calcio Storico

Last Sunday I was very lucky to see the annual historical soccer (calcio storico) parade walking through the center of Florence.
People, dressed in amazing XVI century costumes, carried the flag with the iris (fleur de lis), symbol of the city.
I saw fierceness and pride in their eyes.   They believe in keeping the glory of Florence still alive.
I admire them for that, although it’s easy for them because they are from the cradle of Renaissance age.
But how about us, who don’t have the same glorious background?
What is our relationship with the past?  Are we betraying it?
Is the myth of progress distracting us from our true nature?
Wherever I look, I have the impression that Disneyworld is devouring Italianworld.
There are more big stores, fast food shops and luxury brands and less family-run restaurants, small cinemas and local bookstores.
It’s a big shame that we are loosing the authenticity of our culture.  Shelter and food are not enough to make a quality life.
I want to focus on what is really important: spirit, culture and personal satisfaction.
That’s what is really mine and none has the right to tell me how to do it.

La scorsa domenica sono stata così fortunata da vedere l’annuale parata del Calcio Storico fiorentino attraversare le vie del centro.
Le persone in corteo, vestite con degli stupendi costumi del XVI sec., portavano la bandiera con
il giglio (in realtà è un iris), simbolo di Firenze.
Avevano una fierezza e un orgoglio nello sguardo; sembrava che realmente volessero tenere viva l’antica gloria della città.
Bisogna ammirarli per questo, sebbene per loro sia facile, essendo nati nella culla del Rinascimento.
Ma che possiamo fare noi, poveri mortali, che non proveniamo da luoghi tanto illustri?
Qual è la nostra relazione con il passato? Siamo sicuri che non lo stiamo tradendo, in nome di un’idea di progresso che ci sfugge sempre?
Ovunque vado, è come se Disneyworld stesse divorando la vera anima dell’Italia.
Sono sempre più numerose le grandi catene di negozi, i fast food e i negozi di lusso, a spese di posti familiari come trattorie, piccoli cinema e accoglienti librerie.
E’ un vero peccato perdere l’autenticità della nostra cultura. E non mi dite che, come esseri umani, ci basta avere a sufficienza cibo, sonno e calore per stare bene, e che il resto verrà da solo.
A me piacerebbe concentrarmi sul resto.
Perchè il resto è mio e nessuno dovrebbe dirmi come viverlo.

Wherever I lay my book, that’s my home

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Once upon a time there was a beautiful bookstore, right in the center of Florence, where people liked to spend their time.
There were four floors where books were stored, a nice cafè-restaurant with comfortable coachs and a section with books from every part of the world.
Every important writer considered that place a no-miss in promoting his book.
And sometimes there were concerts and you could meet famous musicians.
Its name was Edison, in Piazza della Repubblica, and there wasn’t any florentine or tourist who failed to visit it when he was in the city.
Long time ago there was a girl who was inspired to write her first story there, after hours spent browsing tons of volumes, sat at one of its tables, while sipping a cappuccino.
She will always remember to have been happy there, even if Edison closed last November.
The reason why it happened is not important. Maybe for a contract of renting that came to an end or for some economical questions that were never solved. But who cares?
The fact is that someone decided to kill a temple of culture and, although so many people fought for having it back, they failed.
If you want to know more about this story, visit the link http://www.facebook.com/pages/Librai-Edison-Firenze/210214989054572?fref=ts

C’era una volta un bellissimo posto, proprio al centro di Firenze, dove le persone amavano trascorrere le loro giornate.
C’erano quattro piani dove i libri erano esposti, un bel caffè ristorante con comodi divani e una sezione dedicata alle pubblicazioni provenienti da tutto il mondo.
Ogni scrittore importante lo considerava una tappa imprescindibile durante il tour promozionale delle sue opere.
Qualche volta c’erano anche concerti ed era facile incontrare musicisti di fama.
Il suo nome era Edison, in Piazza della Repubblica, e non c’era fiorentino o turista che non vi si imbattesse, quando si trovava in città.
Molto tempo fa c’era una ragazza che ebbe l’ispirazione di scrivere la sua prima storia tra quelle mura, dopo ore spese a sfogliare decine di volumi sorseggiando un cappuccino, seduta a uno dei tavoli.
Lei si ricorderà sempre di essere stata felice lì, anche se Edison ha chiuso lo scorso novembre.
Non è importante perchè sia successo. Forse per un contratto d’affitto che scadeva o forse per questioni economiche mai risolte. Ma a chi interessa? Il punto è che qualcuno ha deciso di uccidere un tempio della cultura e, sebbene tante persone abbiano lottato per impedirlo, ci è riuscito comunque.
Se vuoi sapere di più su questa vicenda, visita il link http://www.facebook.com/pages/Librai-Edison-Firenze/210214989054572?fref=ts

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Enjoy!

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That thou hast her it is not all my grief,
And yet it may be said I loved her dearly,
That she hath thee is of my wailing chief,
A loss in love that touches me more nearly.
Loving offenders thus I will excuse ye,
Thou dost love her, because thou know’st I love her,
And for my sake even so doth she abuse me,
Suff’ring my friend for my sake to approve her.
If I lose thee, my loss is my love’s gain,
And losing her, my friend hath found that loss,
Both find each other, and I lose both twain,
And both for my sake lay on me this cross,
But here’s the joy, my friend and I are one,
Sweet flattery, then she loves but me alone.

 Sonnet 42 (W. Shakespeare)

Sorry, I’m speechless!

Che abbia tu lei non è tutta la pena,
anche se io caramente l’amavo;
che abbia lei te è il tormento maggiore,
perdita che ben più dentro mi tocca.
Così vi scuso, amanti traditori:
tu ami lei perché sai che amo lei,
e anche lei per amor mio m’inganna,
lasciandosi provare dal mio amico.
Se perdo te, guadagna te il mio amore;
se perdo lei, l’amico mio lei trova;
voi trovate l’un l’altra, entrambi io perdo:
per amor mio questa croce mi date.
Ma eccola, la gioia: uno noi siamo.
Dolce inganno! lei ama me soltanto.

Sonetto 42 (W. Shakespeare)

Mi dispiace, sono senza parole!